Scissioni Storiche e tendenze future. Analisi delle specificita’ delle linguistiche cinese e occidentaleWang JianjunSOMMARIO: Sia la linguistica cinese sia la linguistica occidentale hanno tradizioni e vantano successi propri, tali da renderne impossibile una meditazione condotta con lo stesso modello e lo stesso metro. Nel corso della storia, le due linguistiche pur mantenendo una universalità, hanno incessantemente raccolto specificità, che hanno dato loro caratteristiche molto evidenti. Tali caratteristiche sono il portato comune del retroterra culturale, della natura delle lingue, dell’ottica della ricerca e di altri elementi ancora, che vale la pena di analizzare a fondo. Con la premessa che è doverosa la conoscenza della storia, questo saggio cerca anche di prevedere quali saranno le tendenze e gli sviluppi futuri possibili delle due tradizioni linguistiche. PAROLE CHIAVE: linguistica cinese e linguistica occidentale; caratteristiche tipiche; fattori concomitanti; andamenti 1. INTRODUZIONE Nel 1816, in Vorlesungen über die Geschichte der Philosophie, Georg Wilhelm Friedrich Hegel dichiarava: l’Oriente e la filosofia orientale non rientrano nella storia della filosofia cancellando con un colpo di spugna i frutti e le tradizioni della ricerca filosofica orientale rappresentate dall’India e dalla Cina. Mentre la filosofia cinese veniva considerata freddamente dall’Occidente, neanche la linguistica cinese riusciva dunque ad averne i favori. Per lunga pezza, agli occhi degli studiosi occidentali (compresi gli studiosi sovietici), la Cina sembrò essere del tutto priva di tradizioni linguistiche. Nei loro trattati di storia della linguistica, compilati l’uno dopo l’altro, gli esiti e le tradizioni della linguistica cinese vennero intenzionalmente o inconsapevolmente ignorati o attenuati. Il motivo per cui gli studiosi occidentali moderni e con- temporanei non degnarono di un’occhiata la linguistica cinese fu essenzialmente che le loro menti erano offuscate dall’idea della superiorità della lingua. Per esempio, Wilhelm von Humboldt ritenne che il cinese fosse Una lingua dalla forma che devia dalle leggi superiori Evidentemente, la sottovalutazione del cinese conduceva direttamente alla sottovalutazione della linguistica cinese. Una cocciuta visione della lingua con l’aggiunta di criteri di giudizio accademico puramente occidentali resero in quell’occasione la linguistica cinese totalmente insignificante agli occhi degli studiosi occidentali. Il confronto fra la linguistica cinese e quella occidentale mostra che la Cina ebbe una tradizione linguistica di splendore e durata pari a quella occidentale, che essa emanò un fascino unico e estremamente suggestivo, che costituisce, insieme con la plurisecolare tradizione occidentale, una delle meraviglie del variegato giardino mondiale della linguistica. Prendendo atto della sua razionalità e comprensività, ci si va sempre più rendendo conto che le specificità uniche di una lingua e del suo diverso sostrato culturale, il peculiare approccio alla ricerca spianarono strade dotate di caratteristiche proprie alle linguistiche cinese e occidentale e che esse non possono essere valutate con lo stesso metro. Un’autorità indiscussa della linguistica inglese, animatore della Scuola di Londra, Robert H. Robins [1921-2000], ebbe a dire: Prima dei contatti fra gli studiosi occidentali e il cinese e le altre lingue, la Cina aveva già sviluppato una tradizione indigena di studi linguistici Anche He Jiuying, il celebre storico della linguistica cinese, professore dell’Università di Pechino, propone di non prendere i criteri della linguistica moderna per dare un giudizio di quella antica, tanto meno di prendere quelli della linguistica occidentale per sovrapporrveli a forza Nel corso dello studio comparativo delle linguistiche cinese e occidentale, il punto essenziale cui bisogna attribuire particolare attenzione è evitare sia di “misurare la Cina sull’Occidente” sia di “misurare l’Occidente sulla Cina”, ovvero di condurre l’esame delle linguistiche cinese e occidentale con lo stesso modello, con la premessa di non negare un aspetto affermando l’altro, ma cercando le razionalità che si sono sviluppate su sostrati linguistici, culturali e scientifici diversi. Le specificità delle due linguistiche sono un portato della storia e vanno dunque spiegate storicamente. A tale scopo, il presente saggio cerca di dispiegare le peculiarità della linguistica cinese e occidentale e le circostanze del loro sviluppo ponendosi in un’ottica macroscopica, onde giovare a una migliore comprensione delle orbite storiche tracciate dalle due tradizioni linguistiche. Il richiamo storico serve sia ad afferrare meglio le ragioni, sia a spingere più avanti la ricerca. Vale senz’altro la pena di riflettere e di cercare di prevedere su come procederà innanzi la linguistica mondiale del futuro, in particolare quella cinese. Nulla osta di esprimere qui le nostre opinioni sui cambiamenti che attendono la linguistica cinese nei prossimi anni. Il motivo per cui nel presente saggio si conduce uno studio comparativo delle due tradizioni linguistiche risiede sostanzialmente nei punti seguenti: 1) Sia la linguistica cinese sia quella occidentale hanno tradizioni ugualmente durature e gloriose, ricche di riflessioni condotte da studiosi di vaglia, e dispongono di una ricca messe di documentazione storico linguistica; 2) Fra la linguistica cinese e quella occidentale esiste un’interazione. Da un lato, la linguistica occidentale permeò profondamente quella cinese, e sempre più fortemente dall’antichità in poi, arrivando talvolta a determinare orientamenti e configurazioni della linguistica cinese. Dall’altro, anche la linguistica cinese esercitò storicamente un’influenza su quella occidentale, le sue logiche originali e i risultati delle ricerche settoriali si sono sempre più meritate la considerazione degli ambienti scientifici occidentali Bisogna in particolare rilevare che , nel corso dei contatti e dell’interazione fra linguistica cinese e occidentale, la linguistica indiama ha giocato un ruolo di mediazione di estrema importanza. L’India si estende fra i due complessi culturali della Cina e dell’Occidente e ha dato uno splendido contributo all’umanità non solo con la cultura sanscrita ma ha anche creato una linguistica sanscrita di portata eccezionale. Se si ammette che in India il sanscrito fu un ponte di contatto con la cultura occidentale, allora la linguistica sanscrita dell’India fu lo snodo scientifico che mise in comunicazione le linguistiche cinese e occidentale. 2. SPECIFICITÀ STORICHE DELLE LINGUISTICHE CINESE E OCCIDENTALE La linguistica cinese e la linguistica occidentale nelle varie fasi storiche hanno inevitabilmente mostrato aspetti in comune ma anche differenze; da qualunque angolazione si considerino, tuttavia, appare prevalente la reciproca individualità, la ricchezza e specificità, la tipicità e l’attendibilità, che meritano una particolare attenzione da parte degli studiosi di storia della linguistica. La ricerca della specificità dovrà senza dubbio essere un punto rilevante nello studio comparativo delle due tradizioni linguistiche. Considerando l’estensione temporale, la specificità delle linguistiche si divide in fasi ma presenta purtuttavia anche un corso unitario, la specificità del quale è il portato dell’incessante accumularsi e svilupparsi dei singoli stadi. Con specificità s’intende qui l’intero arco di sviluppo delle linguistiche cinese e occidentale, che si configura come un corso unitario. Confrontando i punti in comune, le specificità delle linguistiche cinese e occidentale sono dotate di spiccata e rilevante esistenza e di un campo di diffusione estremamente ampio, sia sul piano macroscopico sia su quello microscopico. La ricerca di tali specificità è senza dubbio un punto rilevante nello studio comparativo delle loro storie, che deve convenientemente attirare un’attenzione particolare da parte nostra. Per chiarezza d’esposizione, si adotterà qui una divisione in paragrafi e punti, che saranno sviluppati ad uno ad uno. 1. differisce la gamma. Le varie branche della linguistica cinese e di quella occidentale nei vari periodi storici non corrispondono, singolamente non sono le stesse né lo sono le connotazioni temporali. Se si parte dal punto di vista della completa spontaneità, a esclusione dei rapporti di continuità e di trasmissione, si può affermare che le differenze fra le varie branche della linguistica cinese e di quella occidentale sono estremamente evidenti: a un primo livello, la linguistica occidentale ignora la grafematica, mentre quella cinese ignora la linguistica generale; a un secondo livello, la linguistica occidentale è priva dello studio delle iniziali e finali di sillaba, quella cinese della fonematica. 2. differiscono i processi. Dal punto di vista dello sviluppo complessivo, tale corso non corrisponde nelle due tradizioni soprattutto nell’ordine di precedenza verso l’ammodernamento: in Occidente ci si avviò verso la modernità agli inizi del XIX secolo, mentre in Cina la soglia della modernità fu varcata nel XX, con una differenza di cento anni. Dal punto di vista della divisione in branche, le discrepanze fra le due tradizioni sono dappertutto: in Occidente comparvero prima la grammatica e la fonologia, in Cina la semantica e la dialettologia. Differiscono anche i singoli oggetti di studio: la grammatica occidentale privilegiò lo studio delle categorie, gli studi grammaticali sul cinese invece principiarono dall’esegesi dei cenemi. 3. differisce l’ottica. Da questo punto di vista, gli studiosi occidentali furono aperti, non si confinarono mai in categorie nazionali o locali, anche se nel Medioevo si attribuì importanza unicamente al latino. Dal Rinascimento, profittando del vento coloniale che soffiava sull’Oriente, ampliarono le loro vedute a tutto il globo e inserirono fra le loro fonti le lingue più disparate. In paragone, gli studiosi cinesi rimasero fondamentalmente autori di monografie e per lunga pezza fissarono lo sguardo sul solo cinese, lingua di elezione. In coscienza, all’interno della Cina e nei territori circostanti centinaia di etnie diverse parlano centinaia di lingue, e gli studiosi cinesi avrebbero perfettamente potuto mettersi all’opera su una scala molto maggiore. Tuttavia, a causa del senso di superiorità per la lingua e la cultura cinesi, tali lingue, definite “linguaggi da barbari”, furono per un periodo storico considerevolmente lungo disprezzate e accantonate, comprese quelle che godettero temporanemente di una posizione di forza, quali il serbi, il mongolo e il manciù, mentre le lingue studiate a fondo furono meno di niente. 4. differiscono le line di pensiero. La linguistica occidentale ha un approccio macroscopico e punta alla teoria, al sistema, cercando di spiegare i fenomeni linguistici tramite la costruzione di una teoria e di un sistema. Gli studiosi occidentali si dedicano anche alle ricerche microscopiche, ma tale ottica non è il loro obiettivo primario, il loro obiettivo finale resta il passaggio dall’ottica microscopica a quella macroscopica. La linguistica statunitense, pur essendosi incentrata per un certo periodo sull’ottica microscopica, ha finito tuttavia per fare spazio alle ricerche macroscopiche. Invece la linguistica cinese si è costantemente lasciata dirigere dalle ricerche microscopiche, con studiosi usi a penetrare i dettagli e le astrusità ma carenti di coscienza teorica. Dunque la linguistica cinese ha abbondato di pragmatici e scarseggiato di meditativi. Naturalmente, anche nella linguistica cinese è presente un coté di ricerche macroscopiche, ma con l’obiettivo non già di covare una teoria o una dottrina, bensì di facilitare le ricerche microscopiche: fu questo e non un altro l’atteggiamento dei dotti di epoca Qing. 5. differiscono le metodologie. Per l’influenza del pensiero guida della ricerca, anche le metodologie della ricerca linguistica occidentale e cinese sono diverse. La linguistica cinese si incentrò sulla descrizione dei fenomeni linguistici, basandovisi per cogliere caratteristiche e formulare leggi, e dunque vi prevalse il metodo induttivo; la linguistica occidentale si adoperò per spiegare i fenomeni linguistici e grazie a tali spiegazioni svelare le cause di nascita e formazione della lingua, dunque vi operò potentemente il metodo deduttivo. Naturalmente, i due metodi non sono in opposizione, nella loro applicazione pratica si sostengono e completano a vicenda. Dunque una formulazione corretta potrebbe essere: la linguistica cinese insistette sull’induttività, e nello stesso tempo ricorrendo alle necessarie deduzioni; quella occidentale insistette sulla deduzione, ricorrendo nello stesso tempo alla necessaria induttività. 6. differiscono i contenuti. Per le linguistiche cinese e occidentale, un medesimo progetto di ricerca può talvolta non sottintendere affatto lo stesso contenuto. Nel caso degli studi tradizionali di grammatica, La grammatica occidentale tradizionale evidenzia le variazioni morfologiche, la logica sintattica e la standardizzazione dell’espressione, mentre quella cinese si concentra sull’interpretazione semantica, la funzionalità dei cenemi e la normatività dell’espressione Parimenti, anche i contenuti della semantica cinese e occidentale differiscono considerevolmente negli interessi: quella cinese studia soprattutto il senso e i cambiamenti delle parole, quella occidentale copre vari livelli, fonologico, lessicale, grammaticale e prammatico e sembra quasi permeare tutto il corso dello studio della lingua. 7. differiscono gli ambiti privilegiati. Nelle varie epoche, la linguistica cinese e quella occidentale hanno avuto ambiti di ricerca loro propri, che si sono via via adeguati agli sviluppi della disciplina. Nel lungo periodo, lo sviluppo dei focus della linguistica occidentale sono stati la grammatica e la fonologia, di quella cinese la cosidetta “scienza elementare”, ovvero l’esegesi (la semantica), lo studio della scrittura e la fonologia tradizionale. In tali ambiti si verificarono anche minimi cambiamenti: la prima linguistica occidentale si focalizzò sulla grammatica, quella tarda sulla fonologia; in Cina la semantica precedette la fonologia tradizionale e poi ci si volse, nella tarda modernità, alla grammatica. 8. differisce l’influenza. Tale influenza si può dividere in “irradiatrice” e “ricettiva”. La linguistica occidentale è sempre stata irradiatrice, esercitando la sua influenza sul resto del mondo, dall’antica India all’antica Grecia fino all’Europa e agli Stati Uniti di oggi, e trasformando in misura considerevolissima il corso e lo stato delle linguistiche forestiere. La linguistica dell’antica India trasformò la linguistica cinese antica e la linguistica moderna euroamericana; la linguistica contemporanea euroamericana trasformò la linguistica mondiale, compresa quella cinese. Da un punto di vista complessivo, la linguistica cinese appartiene invece al tipo ricettivo di influenze altre. Tuttavia, la linguistica cinese presenta anche acquisizioni che furono assorbite dalla cultura occidentale. Per esempio, all’inizio del XVIII secolo, nella sua grammatica del cinese, il missionario occidentale Joseph Henri Marie de Prémare [1666-1736] illustrò per la prima volta alla cultura europea le nozioni di “parole piene” e “parole vuote” elaborate dagli studiosi cinesi. Più tardi, le due nozioni furono universalmente adottate dalla linguistica occidentale. Inoltre, anche il concetto di “grammaticalizzazione” fu formulato per la prima volta da studiosi cinesi. 9. differenze nel clima. L’Occidente ha sempre adorato il cambiamento e l’innovazione, di conseguenza sono apparse sempre nuove dottrine e si sono infittite le scuole; la Cina invece ha esaltato l’eredità da maestro a allievo, ha posto l’enfasi sulla tradizione, ha aspirato al raggiungimento della dottrina unica. La radice ultima della differenza di clima suesposta risiede nelle concezioni e nella dottrina degli studiosi. Più tali concezioni si rinnovano, più aumentano le dottrine; più aumentano queste ultime, più aumenta il gradimento nella loro varietà e non si può evitare il formarsi dei raggruppamenti di studiosi, ovvero delle scuole. Da questo punto di vista, l’Occidente ha conosciuto lo stoicismo e Port-Royal: una catena interminabile. Pur non essendo puramente linguistiche, tali scuole diedero ugualmente impulso allo studio della lingua. A maggior ragione, in epoca moderna, le scuole occidentali di linguistica si succedettero inesauribilmente, comparvero ad esempio gli Junggrammatiker, le scuole naturalistiche, l’interazionismo simbolico ecc. Il solo strutturalismo si divide in tre grandi correnti: la scuola di Copenhagen, la scuola di Praga e la scuola linguistica descrittiva. In Cina, dalle Primavere e Autunni alla dinastia Qing, le scuole riconducibili agli studi della lingua invece furono solo l’Accademia di Jixia, la scuola di Qianlong-Jiaqing e la scuola di Huang Kan e Zhang Binlin, mentre non sembra quasi si sia mai sentito parlare di scuole di linguistica pura. 10. differenze di atteggiamento. Con atteggiamento qui si indicano i criteri critici e i modi di trattamento che gli studiosi indigeni riservano alle teorie linguistiche forestiere. Ripercorrendo la storia delle linguistiche cinese e occidentale, in particolare l’evoluzione dell’ultimo centinaio d’anni, si nota che sotto tale aspetto esiste un notevole contrasto fra Cina e Occidente: gli studiosi occidentali trattarono le dottrine forestiere più razionalmente, decidendo in autonomia che prendere e che lasciare, senza smarrire il proprio sé; quelli cinesi invece si dimostrarono più dogmatici, non affrontarono adeguatamente la questione e smarrirono la propria natura. Talvolta, tale differenza di comportamento produsse incalcolabili influenze sulla linguistica. È a tutti noto che la linguistica moderna cinese e statunitense ebbero gli stessi punti di partenza e cicli simili, ma percorsi di sviluppo diversissimi. Secondo il dottor Xu Tongqiang, a ciò soggiace una ragione: Comparando la creazione e gli sviluppi della linguistica moderna in Cina e negli Stati Uniti, non è difficile scoprire che esse ebbero la medesima linea di partenza, ma che poi, a causa della “sapienza occidentale” assunsero atteggiamenti diversi nei confronti della teoria indoerupea e si svilupparono di conseguenza in direzioni diverse I modelli di due precursori dello studio dell’indoeuropeo, Ma Jianzhong e Franz Boas [1858-1942], presero e lasciarono cose diverse e dunque tracciarono percorsi differenti alla linguistica cinese e quella statunitense. È necessario aggiungere che le “dieci differenze” suesposte sono formulate a partire dalle linguistiche cinese e occidentale nel complesso: alcune di loro si manifestarono appieno e in modo classico, altre fiocamente e implicitamente. In particolare, è necessario notare come tali peculiarità non si manifestarono sempre in ogni fase storica, ma più o meno fortemente a livello razionale. Naturalmente, sulla base delle comunanze di pensiero e lingua del genere umano, il possesso di aspetti comuni alla linguistica cinese e a quella occidentale è una realtà inoppugnabile. Se non esistessero, diventerebbero impossibili i confronti e gli scambi reciproci. Bisogna rilevare come gli aspetti comuni alle due linguistiche si manifestino soprattutto al macrolivello. Gli aspetti comuni a tale livello si manifestano grosso modo ai tre strati seguenti: Le comunanze al più alto strato fra linguistica cinese e occidentale consistono nel fatto che le intere branche attraversarono stadi di evoluzione grosso modo simili, quelli dei prodromi, della fondazione, del rinnovamento e dell’apogeo. Fra tali stadi esistono rapporti di fondamementale corrispondenza, che rendono possibile lo studio comparato delle due tradizioni. Nei quattro stadi suesposti, i prodromi e l’apogeo sono quelli che mostrano le comunanze maggiori. I prodromi dello studio della lingua appartengono a studi non di essenza, l’oggetto principale dell’indagine è l’ambiente esterno e i rapporti esterni della lingua, che sono le questioni che qualunque studio della lingua si trova davanti. Dunque, ai loro prodromi, le linguistiche cinese e occidentali condivisero molte tematiche, per esempio il problema dei nomi e della realtà o dell’origine del linguaggio, e le opinioni espresse dagli studiosi delle due parti su questi temi sono assai simili. Al loro apogeo, per i fitti contatti accademici, la linguistica cinese fu costantemente integrate in quella occidentale e le due parti presentano per questo comunanze abbastanza nutrite. Inizi spontaneamente simili, tardi sviluppi frutto consapevole; si tratta di un tema che fornisce ampia materia di riflessione che le due tradizioni linguistiche ci hanno lasciato. Le comunanze negli strati intermedi derivano dal fatto che le branche ebbero un processo evolutivo e di perfezionamento grosso modo simile: dallo studio non di essenza si convertirono a studi di essenza, da una sola disciplina divennero pluridisciplinari. La linguistica occidentale per prima sviluppò la grammatica, poi gradualmente l’etimologia, la fonologia e la dialettologia; la linguistica storico comparativa e la linguistica generale giunsero per ultime. La linguistica cinese invece si sviluppò agli inizi la semantica e poi la grafematica, la dialettologia e l’etimologia, e solo alla fine la foologia tradizionale e la grammatica, mentre la linguistica storico comparativa e la linguistica generale furono i portati più tardi. Il completamento del sistema segna il potenziamento e l’elevamento della scientificità della linguistica. Le comunanze nello strato inferiore delle linguistiche cinese e occidentale derivano dal fatto che le svariate branche e discipline ebbero un’evoluzione grosso modo simile. Prendendo a esempio la grammatica, l’Occidente indagò per prima la morfologia e poi la sintassi, la Cina per prima la sintassi e poi la formazione delle parole: si tratta fondamentalmente di un unico tragitto. Oppure, per quanto riguarda la fonologia, sia la linguistica cinese sia quella occidentale presero le mosse dalla pronuncia e poi gradualmente transitarono fino alla fonologia per approdare infine alla fonematica. Il tragitto evolutivo delle branche in ampia misura rappresenta un tratto dello studio della lingua, e non coinvolge troppi modalità di ricerca e risultati specifici. 3. FATTORI INTERNI ED ESTERNI CHE HANNO INFLUENZATO LE PECULIARITÀ DELLA LINGUISTICA CINESE E DELLA LINGUISTICA OCCIDENTALE La ricerca linguistica non è un’attività accademica semplice e che si svolga nell’isolamento, sono molti i fattori che le impongono necessariamente dei limiti. Tali fattori possono a buon diritto essere chiamati un complesso poliedrico: alcuni provengono dall’esterno, altri nascono all’interno, alcuni sono manifesti e immediatamente visibili, altri celati e non manifesti. È alla loro interazione che sono dovute le differenze oggettive fra le due tradizioni linguistiche. 1) FATTORI ESTERNI Per fattori esterni si intendono quelli extralinguistici, derivanti dalla concezione della società, dalle tradizioni culturali, dai modi di pensiero, dal sistema statale ecc. Tali fattori si celano di regola nel retroterra della ricerca accademica oppure esistono nel subconscio degli studiosi, e contornano o controllano velatamente l’attività di ricerca. Nell’ambiente esterno delle linguistiche cinese e occidentale, si sono rivelate oggettive e durevoli le opposizioni seguenti: differenze di ambiente scientifico. L’Occidente venera la teoria, persegue la creatività, l’attività scientifica ha forti connotazioni di razionalità e speculative. Nell’attività accademica, il punto focale per gli studiosi occidentali non è il “che cosa” ma è il “perché”. Il loro atteggiamento di dubitare di tutto e di ricerca delle cause ultime ha promosso lo sviluppo delle scienze naturali occidentali. Il costante inserimento dei concetti delle scienze naturali nelle scienze sociali e nelle scienze umane è un altra dei pezzi di bravura del mondo accademico occidentale. L’emergere della linguistica occidentale moderna e contemporanea e ogni suo mutamento sono quasi sempre strettamente collegati con i progressi della scienza e della tecnica. L’antropologia moderna, la chimica di Robert Boyle [1627-1691] e la fisica neutoniana sollecitarono direttamente la riscoperta delle origini della lingua e la tassonomia linguistica, l’evoluzionismo darviniano promosse il sorgere della linguistica storica comparata e la nascita della linguistica generale. Invece, in Cina, le scienze naturali ebbero a ambito privilegiato l’applicazione pratica, l’ottica del pragmatismo costituì sempre un enorme ostacolo che ne bloccò lo sviluppo. Ripercorrendo la storia delle scienze cinese, noi scopriamo con sorpresa che la Cina dispose unicamente di una tradizione di studi pratici. Tanto le quattro grandi invenzioni quanto il π greco di Zu Chongzhi [429-500] o la “Farmacopea tradizionale” di Li Shizhen [1518-1593] furono tutti un frutto della tecnica o un portato della sperimentazione. Di conseguenza, la storia della scienza e della tecnica cinese pertiene in larga misura alla storia della tecnica. Su questo punto, la Scienza e Civiltà in Cina di Joseph Needham si diffonde ampiamente. Per questa ragione, nella Cina antica non comparvero quasi per niente una logica, una geometria e un’astronomia sistematiche. Inoltre, le scienze naturali furono separate dalle scienze sociali e la loro reciproca impermeabilità fu letale per le attività accademiche cinesi. Questi due punti confinarono la ricerca scientifica cinese in una condizione di penuria, di primitività e di marginalità. Non si può negare che le linguistiche cinese e occidentale nacquero a fini pratici, ma la seconda, dal Rinascimento in poi, attuò rapidamente il passaggio dal pragmatismo al suo contrario, mentre quella cinese è uscita dal primo stadio sono in epoca moderna. differenze di mentalità nazionale. Con mentalità nazionale si indica l’ottica base con cui una nazione guarda se stessa e gli altri, la quale esercita un’influenza a tutto campo sullo sviluppo sociale. Fin dall’antichità, la società occidentale è stata un’aggregazione plurinazionale, che non ha essenzialmente mai sviluppato lo schema della “potenza accerchiata dai deboli”. Territorialmente, gli Stati europei moderni si sono formati per l’essenziale dopo il Rinascimento. Questo schema plurinazionale di coesistenza policentrica ha determinato la fondamentale apertura della mentalità nazionale dell’Occidente. Una mentalità aperta è normalmente dotata di capacità di espansione e di inglobamento e dunque gli Occidentali hanno aperto attivamente un accesso al mondo esterno, lo hanno compreso, lo hanno incorporato. Nel processo di presa di possesso del mondo esterno, gli studiosi occidentali si sono impadroniti senza alcuno sforzo anche di una vasta messe di dati sulle lingue delle altre regioni. Nei confronti di tali lingue, pur non difettando certo di unilateralità, gli studiosi occidentali non le hanno però mai escluse, ma anzi le hanno il più possibile inserite nei loro ambiti di ricerca. La mentalità nazionale cinese fu un tempo assai aperta, per esempio al tempo delle Sei Dinastie o dei Sui-Tang, ma poi gradualmente si chiuse su se stessa. L’origine della chiusura mentale della nazione cinese è lo sciovinismo, che a sua volta deriva dalla grande disparità di potenza nazionale. Quando per un lungo periodo una nazione si trova in uno stato in cui non conosce rivali, la coscienza della sua superiorità si accrescerà e quando tale coscienza avrà raggiunto un dato grado, comparirà inevitabilmente la chiusura mentale. In ambito linguistico e culturale, tale chiusura si manifestò essenzialmente come disprezzo per le culture esterne e disdegno per le lingue forestiere. La “teoria della centralità della cultura Han” e la “teoria della centralità della lingua cinese” restarono a lungo asseragliate nelle teste degli studiosi cinesi, vi misero radici, inducendoli a trascurare le lingue non Han, a sottovalutarle e a escluderle. differenze nel modo di pensare. Gli studiosi occidentali sono particolarmente versati nel pensiero su vasta scala e nel pensiero sul piano culturale generale, e dunque si sottraggono con facilità alle questioni specifiche e minute e adottano metodologie a grandi linee, cercando le qualità comuni a cose diverse. Per esempio, partendo dalle somiglianze fra certe parole in lingue diverse, sono risaliti a rapporti di comune origine fra tali lingue. Oppure, in base alle caratteristiche delle variazioni morfologiche, hanno ricondotto ad alcune grandi categorie tutte le lingue del mondo. Lo studio delle questioni a partire dallo sfondo culturale è un’altra delle competenze degli studiosi occidentali. Ad esempio, nell’esplorare i rapporti fra le lingue e i dialetti europei, gli studiosi europei li hanno interpretati in intima connessione con gli spostamenti di popolazione nella storia, tracciando i tragitti dei movimenti migratori con estrema precisione. In paragone, gli studiosi cinesi si sono dimostrati particolarmente versati nel pensiero di dettaglio o empirico, preferendo nello studio attenersi ai dettagli e scoprendo con bravura le particolarità delle cose, ma di rado risalendo da un fatto a un altro, e traendo raramente deduzioni coraggiose. La linguistica Qing fu in realtà un’esegesi linguistica, su dati di dettaglio, con metodologie meticolose ma miranti solo a risolvere questioni specifiche, facendo molto poco lavoro d’astrazione dal particolare al generale. differenze nella forza complessiva della nazione. In una certa misura, la concorrenza accademica è una forma di concorrenza fra le energie complessive delle nazioni: la prosperità di una nazione conferisce necessariamente energia alla ricerca e alla cultura, mentre la sua decadenza è un elemento di debolezza: è questo che si intende con “legge della relazione fra forza della nazione e ricerca” La linguistica, in quanto branca dello scibile, è evidentemente retta da questa legge. In epoca moderna, l’Europa e gli Stati Uniti divennero prima l’una poi gli altri le potenze che ressero i destini del mondo. La loro forza non solo fornì allo studio delle lingue un’imponente base materiale, ma contemporaneamente diede attivamente fiducia alla mentalità degli studiosi di linguistica. Tali studiosi spaziarono con lo sguardo su tutto il mondo, e nell’ammassare un’amplissima messe di dati sulle varie lingue svilupparono una straordinaria fiducia in loro stessi. Essi manovrarono su ampi scacchieri e, scrissero libri e fondarono teorie, concepirono il nuovo e pensarono il diverso, finirono per guidare le grandi correnti della linguistica mondiale. Al contrario, per la Cina l’epoca moderna e contemporanea fu un periodo di profonda crisi dello Stato e della nazione, gli studiosi condussero attività deboli e inani: naturalmente la linguistica non fece eccezione, anche se ciò non esclude che ci furono periodi di temporaneo rilancio (ad esempio il secolo da Qianlong a Jiaqing [1736-1821]). 2) FATTORI INTERNI Con fattori interni si intendono i fattori connessi alla lingua e al suo studio, che in genere riguardano la natura della lingua, la tradizione degli studi, le doti degli studiosi, la collocazione della linguistica fra le scienze ecc. Tali fattori esistono con la modalità dell’intervento diretto ed esercitano normalmente una funzione decisiva sullo studio della lingua e fin quasi dagli esordi hanno definito lo schema e l’orientamento fondamentali delle linguistiche cinese e occidentale. differenze nella natura della lingua. Tali differenze sono a priori ed hanno un’evidentissima influenza normativa sullo studio della lingua. Il contrasto fra gli studi grammaticali in Cina e in Occidente lo dimostra. Il sanscrito e il greco antico sono lingue flessive, con una morfologia complessa e onnipresente, e tale genere di rapporti grammaticali ben separati attirò con gran facilità l’attenzione degli studiosi. Al contrario, il cinese appartiene alle lingue isolanti classiche, il suo modello integrato di corrispondenza univoca “morfema-parola” ha reso inutile la possibilità di modifiche interne (flessione), per giunta i cenemi in cinese arcaico furono estremamente limitati e dunque assai elementari i rapporti grammaticali (ovvero i rapporti grammaticali) equivalenti a rapporti nell’ordine delle parole, di conseguenza lo studio della grammatica non parve assolutamente necessario, ciò che ritardò la sua prima uscita. Il motivo per cui i successivi studi grammaticali si appassionarono alla differenza fra cenemi e pleremi è connesso alle caratteristiche del cinese. Robert H. Robins rilevò: Poiché il cinese è quasi del tutto privo di morfologia, fin dall’inizio lo studio della grammatica del cinese non venne tenuto in troppa considerazione, a parte qualche studio di dettaglio delle particelle. In tali studi si faceva una differenza fra i cenemi e i pleremi del cinese: questi ultimi potevano essere impiegati da soli e avevano un significato lessicale loro proprio, i primi invece potevano svolgere solo una funzione grammaticale in frasi in cui comparissero pleremi, mentre, usati singolarmente, quasi non avevano un senso determinato Proprio per questo, il prof. Li Baojia dell’Università Normale di Nanchino ha chiamato la grammatica occidentale una “grammatica morfologica” e quella cinese una “grammatica semantica”. differenze nelle tradizioni di studio della lingua. Si tratta di differenze di tradizione accademica. Le tradizioni di studio costituiscono un’abitudine inveterata dall’antichità alla modernità, che fin dalla loro formazione hanno avuto un’accentuata funzione inerziale. Gli antichi indiani privilegiarono la declamazione dei classici, che promosse la venerazione per una formazione fonologica e dunque la fonologia si sviluppò compiutamente; gli antichi greci privilegiarono la stilistica, compiendo assidue ricerche sulle tecniche di lettura e scrittura, dunque ad essere particolarmente sviluppata fu la grammatica; i Cinesi pre-Qin e Han privilegiarono la formazione nelle Sei Arti, e i “Sei Stili di Scrittura” in quanto una delle Sei Arti vennero altamente considerati, con la conseguente nascita dello studio della scrittura. L’indifferenza per la teoria e la ricerca invece di prove fattuali furono anch’esse fra le tradizioni della linguistica cinese, di conseguenza ogni ramo dello scibile difettò sistematicamente di terminologia scientifica, ovvero i termini esistevano ma furono privi di spiegazione, non vennero unificati, si permise che i neofiti non discutessero le questioni che erano sottese a ciò. Nel processo di descrizione dei fenomeni linguistici, gli studiosi cinesi per lo più inclinarono a un linguaggio immaginifico e non teorizzato, aumentando di conseguenza la confusione, ad esempio i toni piatti assomigliano al rullo del tamburo e allo scampanio, i toni obliqui assomigliano al rumore del legno e della pietra percossi Il piacere di ammantare di mistero la ricerca scientifica fu un altro delle predilezioni degli antichi Cinesi, ciò che è particolarmente evidente nella fonologia tradizionale. Ad esempio, usarono termini come le Cinque Direzioni, i Cinque Agenti, i Cinque Visceri per parlare dei cinque toni e ricorsero al Cielo, alla Terra e allo yin e yang per trattare di consonanti sonore e consonanti sorde. differenze nelle doti degli studiosi di lingua. L’attività di ricerca è un processo dinamico in cui le tendenze soggettive emergono con il massimo rilievo e nel quale le doti personali degli studiosi svolgono spesso un ruolo preminente. Ad esempio, gli studiosi occidentali eccellono nella concettualizzazione e nell’astrazione, mentre quelli cinesi sono versatissimi nell’esegesi e nell’analisi; tali differenze possono manifestamente incoraggiare o accentuare le peculiarità delle linguistiche cinese e occidentale. Ad esempio, nel discutere delle differenze fra le linguistiche moderne cinese e occidentale, il sinologo belga Willem A. Grootaers rilevò: I linguisti cinesi moderni hanno in massima parte concezioni storiche tradizionali, ciò che è il loro vanto, ma, quando incontrano un problema specifico, non possono affrontarlo compiutamente, e si limitano a notarne l’aspetto linguistico. Molto facilmente diventano fonologi tradizionali. Solo una minoranza fra loro è interessante. In verità, i frutti della linguistica comparativa cinese non sono all’altezza di quelli europei. È un peccato: la Cina è priva di gente come Charles Bally [1865-1947] o di Louis Trolle Hjelmslev [1899 –1965] differenze nella collocazione degli studi sulla lingua. Per il futuro di una disciplina la collocazione fra le scienze è di estrema importanza. Quando una scienza si trova in evidenza, acquista ovviamente peso sociale e altrettanto naturalmente vi si dedicano gli studiosi migliori e viene dotata di energie inesauribili; se tale collocazione è dimessa, avrà naturalmente spazi angusti, troverà costantemente ostacoli disseminati sul cammino, attirerà poca gente di talento, sopravviverà in un clima fiacco. Nella storia accademica europea, la linguistica si trovò a lungo in una collocazione centrale, perfino nel Medioevo, epoca di ristagno degli studi. In età moderna, decollarono la linguistica comparativa storica e la linguistica generale, che migliorarono grandemente la collocazione dell’intera branca. Invece, nella storia accademica cinese, la linguistica, denominata per lunghi secoli “scienza elementare”, fu subalterna allo studio dei classici, relegata costantemente ai margini, talvolta addirittura messa in crisi la sua stessa sopravvivenza. Sebbene in epoca Qing la collocazione della linguistica ebbe un improvviso slancio, esso non durò. Naturalmente, la collocazione di una scienza è complementare a quella delle altre. Una scienza improduttiva non può pensare di raggiungere una collocazione di primo piano, il fatto è testimoniato dalla storia delle linguistiche cinese e occidentale. La linguistica non si trova in prima posizione fra le scienze cinesi neanche oggi. 4. IL FUTURO DELLE LINGUISTICHE CINESE E OCCIDENTALE Robert H. Robins ha rilevato: Chiunque abbia qualche nozione di storia della linguistica, potrà intuire con simpatia, comprensione e intelligenza quali saranno le tendenze e i dibattiti del futuro Entrambe le tradizioni linguistiche hanno il problema di come evolvere in futuro. Il presente è un portato del passato, ma anche il futuro è certamente un portato del presente. Ci si rivolge al passato in ampia misura per impadronirsi del presente e del futuro. Per fronteggiare il futuro, i linguisti cinesi e occidentali hanno opinioni e progetti loro propri, ognuno si riconosce nel proprio. In quanto mainstream della linguistica mondiale, è naturale che il problema di quale direzione prenderà la linguistica occidentale, dopo un durevole periodo di splendore, sia seguito con attenzione. Su questa questione, non solo i linguisti occidental fanno un gran parlare, anche quelli cinesi esprimono le loro vedute. Il dottor Zhao Shikai, dopo aver ripercorso la storia della linguistica statunitense, ne ha rilevato le tendenze di sviluppo futuro: Sotto l’aspetto della microricerca [...] l’analisi della struttura della frase si amplierà all’analisi della struttura verbale della frase, dall’analisi strutturale formale si addentrerà nell’analisi semantica dei contenuti della struttura formale, dallo studio della struttura in sé si estenderà allo studio delle applicazioni della struttura. Sotto l’aspetto della macroricerca, oltre alla sociolinguistica e alla linguistica computazionale, saranno le ricerche di psicolinguistica ad attirare pearticolarmente l’attenzione Egli chiarisce ulteriormente: Osservando la situazione nel suo complesso, la linguistica statunitense contemporanea non si limita già più a un solo modello. La linguistica descrittiva esiste ancora, la grammatical generative trasformazionale continua a svilupparsi, nuove teorie zampillano incessantemente. In ogni scuola se ne nasconde un’altra, distrutta una teoria un’altra scuola occupa la scena: è una situazione sfaccettata. In un periodo per il quale sia possibile prevedere il futuro, tale situazione potrà forse continuare a durare. La coesistenza di più modelli è molto probabilmente una tendenza dello sviluppo storico. Solo il tempo potrà dire se la linguistica occidentale del futuro sarà quella prevista dal dr Zhao. In quanto alla linguistica cinese, come progettarne il futuro sembra essere una questione anche più impellente. Volgiamo dunque per un momento lo sguardo ancor più su noi stessi. Prendendo le mosse dalla storia e dallo stato attuale delle cose, la linguistica cinese futura, comunque vorrà procedere, non potrà che avere un obiettivo: migliorare la propria stratificazione, fondare la propria immagine, precisare la propria collocazione. Nel discutere dello sviluppo dei prodotti culturali cinesi, il prof. Chen Xiaoming dell’Università di Pechino ha detto: Se una nazione resta priva di prodotti culturali innovativi e di alto livello, non potrà dirsi una nazione che abbia motivo di orgoglio. Possiamo anche dire, riprendendo queste parole: se una nazione resta priva di acquisizioni innovative e di alto livello nello studio della lingua, non potrà dire di essere una nazione di successo e che abbia motivo di inorgoglirsi in linguistica. Attualmente, la posizione della linguistica cinese nel mondo è subalterna, non è mainstream, non è centrale, e la mancanza di originalità è una delle ragioni principali. Con originalità si intende qui lo stabilimento di basi proprie, ovvero la fondazione del nuovo. L’originalità è la forza vitale di qualunque ricerca scientifica, il punto di partenza e l’approdo di ogni scienza. Senza di essa, la linguistica cinese non potrebbe mai sottrarsi alla marginalità, e resterebbe sempre a rimorchio dell’esempio occidentale, costantemente impossibilitata a conquistare il diritto di dialogare pariteticamente con la linguistica occidentale. A dirla tutta, l’originalità è la fonte della forza della linguistica cinese. Dunque, ciò che il mondo della linguistica cinese del futuro ha bisogno di dimostrare è: l’originalità teorica e metodologica non è affatto esclusiva degli studiosi occidentali. Tuttavia, tanto nel caso dell’originalità occidentale quanto di quella cinese, non sembra più possibile che le linguistiche cinese e occidentale del futuro possano mantenere caratteristiche proprie e una propria indipendenza, ovvero, sarà inevitabile una tendenza all’unità della linguistica mondiale. Tale visione si basa sulle ragioni seguenti: primo, l’umanesimo linguistico è in via d’estinzione. Dal punto di vista della natura scientifica, la scientificità insita nella linguistica non potrà più manifestamente avvalersi dell’umanesimo, questo non è più il tempo di ricondurre la linguistica nell’alveo delle scienze umane o sociali; in particolare, in seguito agli sviluppi della ricerca accademica e ai progressi della tecnica, le tendenze all’evoluzione della linguistica in quanto branca sono sempre più veementi. Secondo il prof. Li Baojia, la linguistica è un ponte fra le scienze umane, le scienze sociali e le scienze naturali, è una branca avanzata dell’interdisciplinarietà. La natura della linguistica in quanto branca indipendente la colloca sempre più distante dallo spirito nazionale e dalle culture nazionali, la fa evolvere costantemente verso attività di ricerca interculturali. secondo, il legame della linguistica con la scienza e la tecnica si fa ogni giorno più stretto. In una condizione di quotidiano sviluppo scientifico e tecnologico, la linguistica ne assorbe ampiamente le novità e interagisce sempre più intimamente con l’informatica, i modelli matematici, la logica numerica, l’antropologia molecolare, l’epistemologia, le scienze comportamentali ecc. Si può affermare che la modernizzazione dello studio della lingua non sia in realtà altro che la tecnologizzazione dello studio della lingua. Il numero sempre crescente di scienziati che si dedica allo studio della lingua dovrà essere una delle nuove tendenze della linguistica del futuro. terzo, nello studio della lingua la tendenza all’omogeneizzazione appare sempre più manifesta. A paragone del passato, l’ambiente e il clima dello studio moderno della lingua variano già imprevedibilmente, le barriere fra le branche di un tempo sono ormai distrutte, la lezione dell’osmosi teorica e metodologica è acquisita e l’utilizzo in comune dei dati è sempre più rapido e agevole: negli studi sulla lingua a livello mondiale si sta formando uno stato d’integrazione e interattività. Nel caso delle linguistiche cinese e occidentale, oggi non solo non è più l’epoca di fare mostra di sé e di promuoversi, ma è piuttosto quella in cui si può ricorrere a tutto quello che si vuole. Dunque, d’ora in avanti non sarà certo facile per le due tradizioni linguistiche incubare, sviluppare e mantenere caratteristiche proprie. quarto, si va gradualmente accentuando la permeabilità della linguistica e della cultura cinese e occidentale. Con l’avvento dell’epoca della globalizzazione, tale permeabilità, sempre più accentuata, condurrà alla fusione e all’inglobamento reciproci delle mentalità nazionali, dei modi di pensare, delle concezioni dei valori. Le due linguistiche dunque stanno perdendo il clima e il terreno su cui si basava e si sviluppava la loro indipendenza. Pubblicato il 28 luglio 2011
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