Lavoro Ideologico Politico

Yan Lianke

Yan Lianke (Henan, 1958) è uno degli scrittori più controversi della scena letteraria cinese contemporanea. Dopo essere stato espulso dall’esercito a causa di uno dei suoi romanzi (Shou huo 受活, Divertimento, 2001), Yan si è conquistato una certa fama all’estero con un’altra pubblicazione (Wei renmin fuwu 为人民服务, Servire il Popolo, 2005), anch’essa censurata dal partito.

I motivi per cui la narrativa di Yan infastidisce tanto il censore sono svariati: innanzitutto, il modo in cui Yan Lianke "riscrive" la storia recente cinese, questa "riscrittura" risultando essere, in ultima analisi, più reale - o comunque, realistica - della versione che è comunemente propagandata dai testi appartenenti all’ortodossia di partito, dunque una negazione di quella visone edulcorata del periodo post-rivoluzionario; la sua costante critica al modo in cui le gerarchie tendono a diventare, anche in una società socialista, un mezzo di prevaricazione e arricchimento del singolo a danno delle masse, dunque una perdita di fiducia in quei principi di uguaglianza e giustizia su cui si fonda la legittimità dell’autorità di queste stesse gerarchie; il fatto che questo autore provenga dalle fila dell’Esercito di Liberazione, e sia pertanto un fallimento di quel lavoro ideologico-politico che rappresenta il vero protagonista del racconto qui presentato. E’ proprio attraverso il linguaggio che la volontà dei vertici viene profusa verso il basso. Il linguaggio è (nelle parole di Longshaw Austin) un "atto performativo" in grado di modificare e codificare la realtà. Il grado cui questa modificazione può giungere è stabilito solo da chi enuncia e talvolta, come nel caso di ’Lavoro ideologico-politico’ (Sixiang zhengzhi gongzuo 思想政治工作, 2002), va ben oltre. L’intero racconto serve dunque a mostrarci la potenza di tale linguaggio, in grado di plasmare e plagiare, il modo in cui esso viene adoperato con perizia quasi chirurgica in modo da incanalare la volontà del singolo verso il ’bene collettivo’. Ci viene mostrato, tuttavia, anche un altro aspetto di questo potere, ovvero la possibilità che esso oltrepassi il suo scopo, portando finanche a una sorta di ’disumanizzazione’ del soggetto, un totale distacco da quei valori talmente comuni e condivisi da non essere nemmeno oggetto dell’iconoclastia "anti-feudale" dell’ideologia di partito. Dotato di una struttura semplice e lineare, ’Lavoro ideologico-politico’ (pubblicato per la prima volta sulla rivista Zhong Shan 钟山, 2002, 3)

“ci dice quanto grande sia il potere del lavoro ideologico-politico, in un certo senso più terribile della bomba atomica, essendo in grado di trasformare un evento doloroso in qualcosa di cui gioire. Il nostro lavoro ideologico-politico […] possiede una forza straordinaria, in grado di piegare gli eventi fino a modificarli radicalmente.” [1]

Esso è un ottimo esempio della scrittura di Yan Lianke: il suo messaggio, mimetizzato tra i dogmi del linguaggio rosso, va ricercato proprio in quello scollamento tra sentimenti e morale, che tale linguaggio, con la sua forza erosiva, riesce ad attuare con impietosa meticolosità.

Lavoro ideologico politico

E’ estate, la temperatura di trentotto-trentanove gradi. Il commissario ha il cuore in fiamme, se vi si potessero avvicinare una sbarra d’acciaio o una spranga di ferro si affloscerebbero come spaghetti bolliti. Il grano è maturo. In tre giorni la compagnia ha ricevuto nove telegrammi indirizzati ad otto soldati, chi per la malattia della madre, chi per l’aggravarsi delle condizioni del padre, chi per la costruzione della casa di famiglia o per gli ottant’anni della nonna, e cose simili, tutti vanno dal commissario a chiedere una licenza. Il commissario lo sa che tutti i soldati vogliono tornare a casa per il raccolto. Tuttavia, i superiori hanno stabilito categoricamente che, a meno di situazioni particolari, né quadri né soldati della compagnia possono fare richiesta di licenza. Per i quadri non è un problema, se non si può non si può, bisogna dare l’esempio. Ma ai soldati, tutto ciò non interessa, fanno ancora in modo che da casa arrivino ininterrottamente lettere, telefonate e telegrammi, come passeri che, pur sapendo perfettamente che davanti c’è il vetro, continuino a sbatterci contro, attratti dalla luce. In realtà fa venire il mal di testa. Il lavoro ideologico-politico è arrivato al test stagionale. Ogni anno in questo periodo, lettere e telegrammi piovono sulla compagnia come neve dal cielo. In questo periodo, per tutti gli istruttori d’ogni compagnia è come se si dovesse affrontare un esame. Se durante questo mese nessun soldato fa domanda di licenza, vuol dire che il lavoro ideologico-politico del commissario ha superato la prova. Tuttavia, Xiao Niu, un soldato della sua compagnia, si trova davvero in una situazione particolare. Oggi a mezzogiorno ha consegnato al commissario tre telegrammi in una sola volta. Il primo è della settimana scorsa: dice che sua madre è ricoverata all’ospedale, si spera in un suo rientro. Il secondo, di due giorni fa, dice che la madre è grave e di tornare assolutamente. Il terzo, arrivato oggi, non parla delle condizioni della madre, dice solo: torna subito, torna subito, torna subito. Xiao Niu è già andato a telefonare. Ha chiamato dal vicino. Il vicino ha detto tua madre è già morta, la gente del villaggio sta tutta fuori casa tua a preparare l’altare funerario, com’è che non sei ancora andato dal comandante a chiedere il permesso? Xiao Niu ha pianto disperatamente. Sua madre avrebbe compiuto sessant’anni di lì ad un mese. E’ morta presto. Troppo presto. Aveva un cancro ai polmoni. E’ stato scoperto all’inizio dell’anno, da allora fanno solo sei mesi, la morte è arrivata in un lampo. Quando va dal commissario a chiedere la licenza, gli occhi di Xiao Niu sono rossi e gonfi. Basandosi semplicemente su quanto sono rossi e gonfi, il commissario capisce che la madre è davvero morta. Quei tre telegrammi non sono finti. Fossero falsi, Xiao Niu non piangerebbe così. Non riuscirebbe a farsi uscire le lacrime. Al massimo farebbe come gli altri soldati anziani: resterebbe sdraiato sul letto a dormire per un giorno intero, solo per mostrare un po’ di tristezza. Il commissario sta seduto sul letto, guarda i tre telegrammi posati sulla scrivania, poi guarda Xiao Niu, che tutto triste sta di fronte a lui e criticandolo duramente gli dice, tu ragazzo, tu soldato, come mai vieni solo adesso a chiedere la licenza? Quando hai ricevuto il primo telegramma, dovevi darmelo. Che l’hai tenuto a fare per te? Per mostrare un comportamento esemplare? Il regolamento dell’esercito è categorico, i soldati che fanno domanda di licenza sono parecchi, ma tua madre aveva un cancro, dovevi tornare a casa a prenderti cura di lei, sedere al suo capezzale, versarle dell’acqua, darle le medicine, mostrare la tua pietà filiale. Ma tu…vieni soltanto adesso. In realtà avresti potuto vedere tua madre viva ancora una volta, parlare con lei, ma adesso è tardi, non sperare certo di poter parlare ancora con lei. Dimmi tu ragazzo, tu soldato, come puoi essere così stupido, come puoi essere così privo di pietà filiale? Rientrato in caserma Xiao Niu aveva smesso di piangere, e solo dopo essersi lavato la faccia è venuto dal commissario, pensava che di fronte al commissario sarebbe riuscito a reprimere il dolore, che non sarebbe arrivato, a causa dell’incontenibile dolore che gli mozzava il fiato, al punto di non essere neanche capace di rispondere alle sue domande o di parlare chiaramente dei telegrammi, della madre e dell’intenzione di chiedere una licenza. Non si aspettava che il commissario, invece di chiedergli il perché e per come di quei tre telegrammi, gli sbattesse in faccia che non doveva non venire a chiedere la licenza, che non doveva mancare di pietà filiale nei confronti della madre, cosa che in Xiao Niu suscita rimorso, ma anche calore, gli fa sentire che il commissario, che di solito è così severo, è proprio come un fratello maggiore, come uno zio. Come un vero fratello, un vero zio. Allora comincia a piangere sconsolato. Non è un pianto rumoroso, piuttosto un singhiozzare sommesso, le sopracciglia che tremano, il viso paonazzo, simile ad un cachi acerbo. Xiao Niu è una nuova recluta di quest’anno, viene dal villaggio di Yimeng nello Shandong, ha compiuto diciotto anni appena il mese scorso. Non molto alto, leggermente grasso, il volto da bimbo, le orbite un po’ incavate, quando piange, le lacrime prima si accumulano nelle cavità al di sopra delle guance senza cadere, poi, quando queste non le contengono più, scendono veloci, simili all’acqua di un lago che, una volta cominciata a scorrere attraverso la crepa aperta nella diga, non può più essere arrestata. Il commissario non è intervenuto. Gli dice, piangi, piangi più forte che puoi, dopo starai meglio. Il fatto che tu non sia venuto in tempo a chiederemi la licenza, significa che non hai fiducia in me commissario, che non hai fiducia nel lavoro ideologico-politico, che non hai fiducia nella cellula di partito della compagnia. Possibile che, solo perché i gradi superiori stabiliscono categoricamente che a meno di situazioni particolari non è possibile richiedere una licenza per tornare a casa, allora tu davvero non la chiedi? Il fatto che tua madre avesse un cancro non è una situazione particolare? Il commissario si alza per prendere il proprio asciugamano dallo stendipanni, lo immerge nell’acqua della bacinella, lo strizza, lo passa a Xiao Niu, prendi, strofinati la faccia. Dice, so che il treno per il tuo villaggio è alle otto e mezza di sera, il biglietto si trova facilmente, non ti devi preoccupare, stasera ti accompagnerò io. Dopo che Xiao Niu ha preso l’asciugamano e ci si è strofinato la faccia, il commissario lo riprende, lo sciacqua nella bacinella, lo strizza nuovamente e lo posa sull’angolo di scrivania di fronte a Xiao Niu. Con questo gesto vuole che Xiao Niu continui a piangere, che tiri fuori tutto il dolore che ha dentro, perché non gli rimangano sensi di colpa. Xiao Niu osserva un attimo l’asciugamano, ma non piange più, non sembra più inconsolabile come quando è entrato. Vedendo che l’angoscia di Xiao Niu si è affievolita, il commissario gli versa una tazza di tè, gliela mette davanti, poi gli sposta una sedia fin sotto il sedere. Il commissario dice, siediti, bevi del tè. Xiao Niu si siede, ma non beve. E’ l’ora del riposo pomeridiano. La caserma è immersa nel silenzio. I soldati sono tutti nelle camerate a riposare, ci sono solo le cicale che cantano senza sosta aggrappate alle paulonie che stanno sotto l’edifico e in strada. Xiao Niu non piange più. A differenza dell’esterno, la stanza del commissario è silenziosa. Nella tazza da tè sul tavolo alcune foglie si sono aperte prosperosamente, dapprima galleggiando sulla superficie dell’acqua, poi scendendo lentamente verso il fondo. Si direbbe che si senta il suono delle foglie che affondano. Il commissario non ha ripreso a parlare, mentre Xiao Niu sembra piuttosto irrequieto, con le mani poggiate sulle ginocchia, pare che stia aspettando qualcosa. Probabilmente non è più necessario chiedere la licenza. Che la possa avere è fuori discussione. Resta solo da stabilire quanti giorni passerà a casa, quando dovrà ritornare nell’esercito. Sebbene sia una nuova recluta, Xiao Niu conosce già piuttosto bene la procedura per le richieste di licenza. Il commissario deve aspettare che, suonata la tromba che segna la fine del riposo, gli uffici del reggimento riprendano formalmente il lavoro, telefonare alla sezione affari militari del reggimento, una volta parlato con loro deve far spedire dal furiere una comunicazione di richiesta di licenza, affinché il direttore della sezione affari militari la firmi e la timbri, dopodichè quest’ultimo aprirà la pratica per un lasciapassare e avviserà l’esercito con una chiamata, quindi il furiere riporterà il lasciapassare e la comunicazione alla compagnia dalla sezione affari militari, così da inserire la comunicazione nei verbali della compagnia e consegnare il lasciapassare all’interessato, e solo dopo tutto ciò i documenti saranno completi. Dal momento che tutta questa procedura non può avvenire durante l’orario del riposo pomeridiano, Xiao Niu pensa di sfruttare l’occasione per preparare i bagagli, in modo da essere già pronto al momento della partenza. Ma appena Xiao Niu pensa di andare, il commissario allunga la mano a toccargli la tazza, gli dice, bevi, non è caldo. Xiao Niu, prima ero un po’ nervoso, ho detto delle cose esagerate, non prendertela. Non legartela al dito. Xiao Niu non sa di quali esagerazioni il commissario stia parlando, in che cosa abbia sbagliato. Le critiche di un attimo fa, ogni frase, ogni parola erano come mani gentili che lo carezzassero su una ferita, lo avevano confortato, riscaldato, mentre adesso il commissario ha assunto un’espressione colpevole, una faccia del tipo “scusa Xiao Niu”, come se avesse commesso qualche orribile torto. Questo confonde Xiao Niu, il quale alza lentamente la testa, fissa il commissario, come quando a scuola faceva gli esami di matematica che, sebbene evidentemente corretti, non lo lasciavano tranquillo, e ricontrollava tutto meticolosamente, segno per segno, numero per numero. Il commissario manda un lungo sospiro e solo dopo aver spostato il sedere verso l’interno del letto e appeso la zanzariera in alto, si volta e dice a pensarci bene, non dovevo criticarti Xiao Niu, semmai dovevo elogiarti. Sarà pure che non sei venuto in tempo a chiedere una licenza, perdendo così l’occasione di vedere tua madre viva, ma l’hai fatto per la compagnia e per la sua costruzione. Non fosse per il pressante addestramento che vi prepara per il passaggio in rassegna dei reggimenti e delle divisioni per la festa del Primo Agosto, possibile che non saresti venuto a chiedermi una licenza? So che l’unico motivo per il quale non l’hai fatto è la costruzione della nostra compagnia. Da quando ti hanno assegnato qui, ho sempre pensato che tu non fossi come le altre reclute e permettimi di spiegarti il perché. Era una domenica di un paio di mesi fa, un giorno di pioggia. Nella tarda mattinata il sole splendeva ancora, e tutti avevano appeso coperte, materassi e lenzuola ad asciugare davanti al dormitorio, ma verso ora di pranzo il tempo è cambiato all’improvviso, la pioggia ha iniziato a venir giù pesante e ognuno si è affrettato a raccogliere la propria roba per portarla nel dormitorio, ma tu no. Tu hai raccolto prima tutta la roba dei soldati che erano fuori in servizio, e poi sei tornato per raccogliere la tua. Naturalmente si tratta di una sciocchezza, che si può dimenticare come può restare impressa. Non so neanche se te ne ricordi più. Il commissario parla con calma, lo sguardo fisso davanti a sé, come guardando il muro o forse Xiao Niu di fronte; pare che ponga una domanda a Xiao Niu, eppure non sembra che stia chiedendo qualcosa, è più una forma di narrazione e adesso, come arrivato al punto cruciale di una storia, fa una pausa, per permettere al pubblico di sentirsi maggiormente coinvolto, di ponderarci su, per far sì che si concentri maggiormente e tutto, lo sguardo, la forza dell’ attenzione e persino la forza delle mani, si fissi sul suo volto, sulla sua voce. Xiao Niu sembra un bambino assorto nell’ascoltare una fiaba, il corpo curvo, il volto rivolto verso l’alto, lo sguardo posato sul viso del commissario, mentre il suo di viso, che un attimo fa era paonazzo, adesso è roseo, di un rosa pallido, come se si vergognasse di qualcosa. Le labbra imbronciate si muovono un pochino, come a voler rispondere che sì, ricorda ancora, oppure che non ricorda più, ma non riesce a comprendere se il commissario stia aspettando una risposta o se arrivato a questo punto stia facendo una semplice pausa. E così, le sue spesse labbra non riescono che muoversi un attimo, non fa neanche a tempo a proferire parola, che il commissario riprende a parlare. Dice, forse hai già dimenticato Xiao Niu, ma io commissario non l’ho fatto. Quella volta ero proprio dietro di te e tu hai sistemato prima le coperte degli altri e solo alla fine la tua. Così la tua coperta si è bagnata più delle altre. Naturalmente è una piccolezza, che non varrebbe nemmeno la pena menzionare. Ma tu l’hai fatto e io ti ho visto e in quanto commissario ho il dovere di ricordarlo. Anche se non si tratta di un grande gesto, dimostra che tu sei ben diverso dagli altri soldati, che possiedi consapevolezza, che sei scevro da egoismi, prima gli altri poi se stessi. Preoccuparsi prima del bene collettivo, trovando la propria felicità solo dopo che tutti gli altri abbiano trovato la propria. C’è un’altra cosa, questa non puoi averla dimenticata, il mese scorso, presso la caserma, il pozzo nero è stato svuotato per concimare l’orto, ma alla fine del lavoro il pozzo era vuoto, mentre metà del campo doveva ancora essere concimata, così alcuni soldati sono saltati nel fosso per scavare, tirando fuori letame dal fondo secco e duro; era un lavoro davvero disgustoso che solo i contadini o Lei Feng avrebbero potuto portare a compimento. Eppure in quel momento io ero vicino alle latrine e ho contato attentamente, dentro al fosso sono saltati cinque soldati. Tra quei cinque c’eri tu. Gli altri quattro, chi anziano, chi recluta, avevano fatto tutti richiesta per entrare nel partito. Non posso affermare che quegli uomini siano saltati nel letamaio a spalare sterco perché volevano entrare nel partito, né tantomeno che l’intento dei soldati di entrare nel partito non sia puro o che i loro sforzi siano frutto di scopi nascosti. Ma in definitiva, quella volta tu eri l’unico a non aver fatto richiesta per entrare nel partito e ciò fa sì che io ti guardi con rispetto, mi fa pensare che il tuo comportamento sia completamente onesto, senza alcun desiderio di profitto personale, completamente dettato da qualità morali, una nobiltà e un’onestà che provengono direttamente dal sangue stesso. Oltre al tuo caso, ci sono soldati che appena ricevono una lettera da casa in cui si dice che il campo di responsabilità della famiglia è allagato, vengono subito in caserma a richiedere una licenza; oppure, la sorellina cade dalla bici e deve mettere qualche punto su un braccio e loro arrivano a richiedere un permesso per andare a vedere; ancora più irragionevole è chi si fa semplicemente mandare dei telegrammi falsi da casa e, anche se si sa benissimo che la nonna è morta prima che si unisse all’esercito, gli mandano un telegramma che dice che la nonna è grave e si spera che possa tornare per vederla un’ultima volta. Il padre chiaramente ha un semplice raffreddore, eppure il telegramma dice che è seriamente ammalato, che è fuori discussione che debba chiedere licenza. Il commissario adesso sembra un bel po’ arrabbiato, parla veloce, l’espressione pacifica del volto si è tramutata in una terrea faccia indignata, apre il cassetto estraendone un blocco di telegrammi che getta, spargendoli, sulla scrivania insieme ai tre di Xiao Niu. Sembra che, scagliando quei telegrammi, mostrando alla luce del sole questa nefandezza, il commissario si calmi parzialmente. Fissando la scrivania ricoperta di telegrammi dice bevi del tè Xiao Niu, non è troppo caldo. Questo tipo di tè non è male, dalle vostre parti non producete tè, quindi assaggia questo. Allora posa una tazza di tè nelle mani di Xiao Niu. Xiao Niu non ha voglia di bere tè, non ha la gola secca, ma il commissario gli dice, assaggia un po’, questo è tè maojian che viene dal mio villaggio. Mia moglie – oh, ma tu non hai ancora conosciuto mia moglie, quando sarà finito questo periodo di lavoro, verrà qui in caserma in vacanza, a voi gente dello Shandong piacciono i ravioli bolliti, quando verrà le chiederò di portartene un po’. Mentre dice di assaggiare il té, il commissario ha un tono di voce esageratamente alto, piuttosto severo, proprio come un padre che stia sgridando il figlio per i gusti difficili nel mangiare. Quando arriva a parlare della moglie, la sua voce diventa calda, si abbassa e al contrario sembra una madre che dice al figlioletto viziato se vuoi quello ti faccio quello. Xiao Niu non può fare a meno di notare la genuinità di sentimenti del commissario. Questa è la prima volta che mette piede da solo nella sua stanza. E’ la prima volta che il commissario gli parla a quattr’occhi. Prende la tazza con entrambe le mani, beve un sorso e un paio di foglie gli finiscono in bocca. Il tè ha un sapore amaro e aspro, in passato gli è capitato di berne, ma non riesce a capire se è un tè buono o cattivo. Forse non è molto buono. Mentre mastica sembra un bambino che mastichi delle radici dolci dissotterrate nei campi, intanto guarda il commissario raccogliere la pila di telegrammi e riporli nel cassetto, per poi prendere i suoi tre e piazzarli da soli sotto il calendario da scrivania. Nello stesso istante suona la tromba che segna la fine del riposo pomeridiano. Nell’aria afosa il suono semplice e vigoroso della tromba sembra una mandria di bufali che corrono tutt’attorno alla stanza del commissario. Il commissario va ad aprire la finestra, si rivolge alla sentinella fuori dicendogli, va a trovare il furiere e fallo venire qui immediatamente. La guardia sta sull’attenti dietro alla finestra, risponde affermativamente, il commissario richiude. Dice, Xiao Niu tra un po’ partirai, il furiere non tarderà a tornare per compilare la tua richiesta di licenza. Tua madre è morta, perciò nessuno oserà opporsi alla tua licenza. Per la caserma, per il reggimento, non fa nessuna differenza se la tua richiesta viene sottoposta dopo che sei partito. Non devi mettere sempre il bene della compagnia al primo posto. Il bene collettivo è importante e anche il bene individuale è importante. A dire la verità, poiché il bene collettivo è anche la somma di innumerevoli e comuni interessi individuali, così all’interno di un gruppo, quando si considera l’indebolimento dell’interesse individuale come fondamento, allora anche l’interesse collettivo sarà indebolito. Il mio punto di vista è diverso da quello degli altri quadri politici, o comunque abbastanza diverso. Io credo che per proteggere l’interesse dell’intera collettività si debbano innanzitutto proteggere i normali e ragionevoli interessi individuali dei soldati. Parti se devi, non ti preoccupare se il ultimamente il lavoro nella compagnia si è fatto più severo, non ti preoccupare se al passaggio in rassegna delle truppe in occasione del primo agosto mancherà un’unità, né tanto meno devi pensare che questo significhi perdere onore o cose del genere. Anche se in questo passaggio in rassegna dovessero cominciare a controllare dal basso, anche se il reggimento dovesse bocciare il mio lavoro ideologico, tu dovresti comunque chiedere la licenza. Il comandante della compagnia…hai presente? L’anno scorso suo padre è morto di malattia e il comandante è stato trattenuto dal congedo dei veterani e dall’arrivo delle nuove reclute, io invece seguivo il corso di teoria politica, e perciò il capitano non poté tornare a casa. Finito il lavoro relativo al congedo dei soldati, la compagnia fu addirittura lodata per l’esemplare lavoro svolto, tra piccolezze e questioni importanti, non venne fuori nulla, ma finita questa storia, quando rammentava che in fondo non era andato vedere il padre un’ultima volta, che non era andato a dargli l’estremo addio, cominciava a piangere a dirotto. Il commissario dice, Xiao Niu, so che sei diverso dagli altri soldati, che non ti persuaderai a toglierti questo peso dal cuore, a partire tranquillamente, senza esserti prima preoccupato della sorte altrui e aver prima pensato al bene collettivo. Quando una persona muore non può più tornare in vita, ma tu puoi tornare a casa ed essere di conforto a tuo padre, tuo fratello e tua cognata, puoi spiegare loro che noi dell’esercito non abbiamo solo severi regolamenti e una disciplina tradizionale, ma che anche la nostra solidarietà umana è ben radicata. Arrivato a questo punto, il commissario si alza per versare del tè a Xiao Niu, e scopre che nella tazza non resta che uno strato di foglie. Assorto nel parlare, non ha fatto caso a quando Xiao Niu ha bevuto e finito l’intera tazza. Assorto nell’ascoltare, neanche Xiao Niu si è reso conto di aver bevuto tutto. Immersi nel loro ambiente sono entrambi diventati inconsapevoli del mondo circostante, proprio come il maestro e l’allievo, che nell’aula non facciano caso alla campanella, o come il cantastorie e il suo devoto pubblico, che nel teatro dimentichino il frastuono del mondo esterno. Mentre va a versare l’acqua a Xiao Niu, il commissario ne osserva il viso roseo, che emana un bagliore, il volto così gioioso e imbarazzato nel ricevere elogi, largo come i vistosi nastri rossi che gli sposini appendono alla finestra, luminoso ma timido, assorto ma distratto. Allora il commissario va a prendere il bicchiere dalla sua mano immobile e, proprio in questo momento, Xiao Niu si ridesta all’improvviso, dicendo, commissario faccio io. Il commissario gli dice sta’ seduto. Xiao Niu dice, vengo io, vengo io, come potrei farle versare l’acqua per me? A questo punto il commissario si arrabbia, si ferma nel punto in cui si trova, tenendo la bottiglia nella mano destra con l’estremità rivolta obliquamente verso la finestra, urla, Xiao Niu, ragazzo, soldato, per chi mi hai preso? Perché non potrei versarti l’acqua? Perchè non potresti bere l’acqua che io commissario ti ho versato? Ah, è proprio irritante, neanche fossi un burocrate feudale. Cos’è un commissario? Siamo tutti lontani dalle nostre case, veniamo da ogni dove per riunirci in un unico luogo, per formare nuovamente una famiglia e, in questa grande famiglia, se tutti sentono la mancanza dei genitori, ecco che il commissario è il padre e la madre di tutti, se tutti sentono la mancanza di fratelli e sorelle, ecco che il commissario è fratello maggiore, sorella maggiore. Te lo chiedo di nuovo, che problema c’è a bere l’acqua che ti verso io? Nemmeno l’acqua ti fai versare, e allora, quando verrà mia moglie portando ravioli per tutti, tu che fai, non li mangi? Xiao Niu si rimette a sedere, con l’aria di chi ha fatto uno sbaglio. Il commissario versa l’acqua a Xiao Niu come se gli stesse versando del vino. Finito di versare, mentre si allontana, un paio di gocce d’acqua calda cadono dalla bottiglia sul ginocchio di Xiao Niu, il commissario rimane improvvisamente immobile e si affretta a chiedere, brucia? E’ acqua bollita prima di pranzo. Xiao Niu si strofina il ginocchio un paio di volte dicendo, non è calda, non si preoccupi. Il commissario mette una mano sull’estremità della bottiglia per provare la temperatura dell’acqua, quindi strofina il ginocchio di Xiao Niu con l’asciugamano e solo allora posa la bottiglia e torna al suo posto iniziale. Mentre il commissario gli strofina il ginocchio con il proprio asciugamano per il viso, Xiao Niu si sente rincuorato eppure nervoso, pensa di fermarlo, ma teme che il commissario possa arrabbiarsi come un attimo fa, così le sue mani si irrigidiscono a mezz’aria, come un bambino che stenda le braccia per permettere alla madre di rassettargli i vestiti. Ma lui non è un bambino, e in fondo neanche il commissario è sua madre. Sua madre è già morta ieri. Non sa se sia il comportamento del commissario ad evocargli il ricordo della madre, oppure se sia attraverso questo comportamento che capisce il calore materno. Il gesto del commissario è stato naturale e spontaneo, come se stesse togliendo del cibo caduto sulle proprie ginocchia, così Xiao Niu piange. Una corrente calda che non appena sale dal petto, già le lacrime scivolano dall’incavo delle orbite. Allora il commissario va per la terza volta a prendere l’asciugamano dalla bacinella, porgendolo a Xiao Niu. Il commissario dice, sii più forte ragazzo, sei troppo debole di carattere, troppo morbido, se scoppi a piangere così in continuazione, come intendi tornare a casa? E una volta a casa, come intendi tornare qui? Finito di parlare allunga un braccio, guarda l’orologio, calcola mentalmente e dice, è ora, aspetta un altro po’ e se il furiere non torna va’ a preparare i bagagli. Quando sarai a casa porta i miei omaggi a tuo padre, a tuo fratello e a tua cognata e, quando ti inginocchierai davanti all’altare funerario in onore di tua madre, fai ketou agli antenati anche da parte del commissario, del comandante e di tutta la compagnia. Decidi da te i tempi della licenza: finiti i riti funebri, torna quanto prima, ma se non riesci a districarti o desideri restare a casa alcuni giorni in più, allora resta un altro po’. Se vuoi, torna, altrimenti resta, non ti preoccupare della compagnia. Non devi star sempre a pensare alla compagnia, come se fosse una famiglia dalla quale non ci si può staccare. La compagnia è la compagnia, la famiglia è la famiglia. Un soldato deve alimentare attivamente il proprio sentimento verso la propria compagnia, ma non ora, non quando un genitore passa a miglior vita. Un soldato che consideri la compagnia una famiglia deve essere riverito, ma anche un soldato che dentro di sé provi nostalgia verso la propria famiglia e i propri genitori va compreso e rispettato. Il commissario dice, Xiao Niu, non piangere. Certo, non piangere. Non sei più un ragazzino, ma un soldato dell’esercito di liberazione. Devi di certo imparare ad essere forte, a non essere preso alla sprovvista nella vita e a mantenere il sangue freddo; i dolori si devono sopportare con fermezza e le gioie con lo stato d’animo di sempre. Xiao Niu, ti do un compito: una volta a casa, non importa quanto i tuoi famigliari stiano soffrendo, tu non devi far trasparire il tuo dolore. Nel tornare a casa, il tuo compito consiste da un lato nel partecipare al funerale di tua madre; dall’altro, ed è l’aspetto più importante, nell’alleviare le loro sofferenze, far loro ritrovare l’amore per la vita e la fiducia in un’esistenza felice. Se torni a casa per arrecare ancora più dolore a tuo padre, allora non firmerò la tua licenza, non ti permetterò di tornare a casa. Ricorda questi tre punti, che in breve sono: uno, non sei più un ragazzo, ma un soldato e un soldato deve essere forte; due, devi al limite delle tue possibilità raddoppiare i tuoi sforzi di mostrare pietà filiale nei confronti di tuo padre, offrendo a lui solo tutto l’amore che provi nei confronti di entrambi i tuoi genitori, per permettergli di vivere la vecchiaia felicemente; tre, tornato a casa devi portare il migliore dei doni, non soldi, né un regalo, ma conforto. Ad esempio, non so se quello che sto dicendo sia opportuno o se ferisca i tuoi sentimenti. Arrivato a questo punto, il commissario fa intenzionalmente una lunga pausa, il suo sguardo cade sul volto di Xiao Niu, sollecitandone l’opinione, per esser certo di poter andare avanti senza errori. Xiao Niu fissa il volto del commissario. Xiao Niu sta fissando il volto del commissario dall’inizio, a volte come uno studente a lezione, altre come un bambino che ascolti gli insegnamenti di un padre, o ancora come il pubblico di un romanzo letto alla radio. Adesso Xiao Niu sembra un giovane che ascolti i consigli di un anziano, o un fratello minore che ascolti le sincere esortazioni di un fratello maggiore. Il suo volto è pacifico e impassibile, simile a un cachi che sta per maturare, rosa e florido. Una splendida mela. Lo sguardo fermo, l’aspetto luminoso, le mani, prima posate aperte sulle ginocchia, sono adesso chiuse a pugno, come se avesse preso chissà quale decisione e si stesse preparando a esprimerla. Dall’espressione di Xiao Niu il commissario sa di poter dire completamente ciò che vuole. Inoltre, per far sì che il commissario vada avanti nel parlare, Xiao Niu gli fa un leggero cenno col capo. A questo punto, il commissario posa il bicchiere di tè che ha di fronte sulla scrivania, a gran voce dice, Xiao Niu, non temo che tu ti arrabbi, non temo che tu soffra, temo soltanto che tuo padre non riesca ad uscire dalla sofferenza. Voglio semplicemente dire, tua madre ha lasciato questo mondo a cinquantanove anni, ancora un mese e ne avrebbe compiuti sessanta, le mancava pochissimo per raggiungere questa età. Le persone che muoiono prima di aver compiuto sessant’anni fanno sempre provare pietà, rimpianto, non avendo raggiunto la vecchiaia. Ma passati i sessanta, è più facile da prendere, come se i sessant’anni rappresentassero la vecchiaia e i cinquantanove non fossero ugualmente vecchiaia. Così, nella tradizione cinese esiste un’usanza, quando qualcuno muore dopo i sessanta il funerale si trasforma in festa, la celebrazione di lutto in una celebrazione di festa. Nelle campagne, come quelle del nord, per esempio nello Shangdong dov’è casa tua, quando la morte avviene dopo i sessant’anni non la chiamano decesso bensì lieta perdita. Sebbene tua madre non avesse ancora raggiunto i sessant’anni, in fin dei conti mancava solo un mese. Eppure, conta secondo il calendario solare – adesso anche nelle campagne parecchia gente compie gli anni secondo il calendario solare. In questo modo tua madre aveva appena superato i sessant’anni. Ho controllato sul tuo dossier, secondo il calendario solare tua madre aveva sessant’anni più alcuni giorni. In questo modo i sessant’anni sono già superati, il decesso può diventare lieta perdita. Io credo che se pensi al problema da questo punto di vista, se quando ti occuperai del funerale esorterai i tuoi familiari da questo punto di vista, allora porterai conforto, allora adempierai al terzo punto che ti ho detto. Arrivato a questo punto, pare che il commissario abbia finalmente tirato fuori ciò che ha da dire, guarda un attimo Xiao Niu di traverso, a vederlo sembra che non sia più addolorato come all’inizio, che non abbia quel colorito roseo e le mani così nervose strette in pugno. Adesso, tranquillo, con una mano stringe il bicchiere di tè ancora mezzo pieno, poggiato sul ginocchio, mentre l’altra, le dita leggermente piegate con il pollice e l’indice che si toccano, diresti che è chiusa a pugno e invece è stesa, diresti che è stesa e invece è chiusa a pugno. Il suo rilassamento impietosisce un po’ il commissario, come se questi, alla stregua di un padre o di un fratello maggiore, cercasse proprio di farlo venir fuori dal dolore e di farlo entrare in una condizione di naturale rilassamento. Vedendo il suo rilassamento, il commissario si muove un attimo, si sistema sul letto in una postura rilassata come quella di Xiao Niu e leggermente, lentamente, chiamandolo per nome, come se lo cercasse per qualcosa, gli dice, ho un’idea, non è un piano, ma un’idea venutami un attimo fa all’improvviso – ora le persone che desiderano tornare a casa sono molte, le persone che possiedono una consapevolezza come la tua sono poche. Tua madre è ricoverata all’ospedale in serie condizioni, ricevuti i telegrammi non ne dai comunicazione alla compagnia, non lo dici per non arrecare disturbo all’organizzazione o almeno fai di tutto per non arrecare disturbo all’organizzazione. Così all’improvviso ho avuto un’idea, un piano, vorrei che a cena avessi una razione più abbondante, in regalo. Poi, dopo aver riunito i soldati, dirò concisamente davanti a tutti dei tuoi meriti, mentre tu, dopo che avrò finito di parlare, parlerai a tutti delle tue idee e delle tue sensazioni, per educare coloro che hanno presentato false richieste di licenza e spedito falsi telegrammi. Xiao Niu, non occorre che tu dica altro, anche se vuoi parlare dettagliatamente della tua reale idea di non fare richiesta di licenza dopo aver ricevuto i primi due telegrammi e del modo in cui consideri la compagnia, va bene. La forza degli esempi è infinita. Una tale esperienza di vita sarà più forte di un’intera giornata di lavoro ideologico-politico. Quando avrai finito di parlare, cominceremo a mangiare. Finito di mangiare, farò in modo che tutti i soldati della compagnia che hanno fatto richiesta di licenza con dei telegrammi falsi ti accompagnino alla stazione dell’autobus. Espressa la sua idea, il suo progetto, il commissario va nuovamente a prendere la brocca per versare del tè a Xiao Niu. Mentre gli viene versata l’acqua, il volto di Xiao Niu diventa pian piano esitante, lungo come il filo d’acqua che l’commissario sta versando. Finito di versare, mentre posa la brocca, dando le spalle a Xiao Niu, il commissario dice, non voglio metterti in difficoltà, se non desideri parlare allora non parlare, so che non ti sei comportato in questo modo per far sapere a tutti i membri della compagnia che il tuo grado di consapevolezza è elevato, per far sì che gli altri imparino da te. Xiao Niu sta seduto sulla sedia, tiene il bicchiere pieno di tè con entrambe le mani, usando il fondoschiena come perno, gira su se stesso seguendo il commissario e dice, commissario, non desidero tornare a casa, non voglio più chiedere licenza. Il corpo del commissario che si sta incurvando per posare la brocca si ferma a metà ai piedi del letto, davanti a quella parte di pavimento umido dove la posa sempre. Esterrefatto, perplesso, deluso, il commissario gira la testa e chiede, cosa? Xiao Niu dice, niente, tuttavia credo che sia meglio che io non torni a casa. Il commissario posa la brocca sul pavimento, gira completamente il corpo, si raddrizza, dice, com’è possibile, tu ragazzo, tu soldato, come puoi non tornare a casa persino per la morte di tua madre? In questo modo non fai un torto a tua madre? Non fai un torto a tuo padre? Non fai un torto ai sentimenti tuoi e dei tuoi familiari? Il commissario ha espresso la domanda in un’unica emissione di voce, seria e profonda, come se volesse non solo che Xiao Niu cambi nuovamente la propria decisone, ma che faccia anche autocritica. Ma Xiao Niu si alza con risoluzione, posa la tazza che ha in mano sulla scrivania, persino asciuga senza cura l’acqua che ne viene fuori, quindi si gira e in fretta spiega, commissario, non mi deve giudicare male, ci ho appena riflettuto, mia madre è morta ieri, io ho ricevuto il telegramma oggi, il che significa che se mi sbrigo stanotte a prendere il treno, arriverò a casa solo domani notte, questo se va tutto bene, perché sceso dal treno dovrò prendere l’ultima corsa della corriera che va al mio villaggio, ma se non riesco a prenderla, arriverò a casa solo dopodomani. Ma ci pensi commissario, in giorni così caldi, secondo le usanze il corpo di mia madre può stare in casa solo per tre giorni ieri, oggi, domani – domattina ci sarà il corteo, io posso arrivare al più presto domani prima del tramonto, mi dica, ce la farei a unirmi al funerale? Dal momento che non posso partecipare al funerale e che non posso unirmi alla processione per accompagnare mia madre, desidero solo rimandare il mio ritorno di qualche giorno. Ritto ai piedi del letto, affianco alla brocca, il commissario guarda Xiao Niu come se guardasse uno che è cresciuto tutto d’un colpo, non osa crederlo, Xiao Niu è capace di prendere una simile decisone, non osa crederlo, Xiao Niu è in grado di portargli davanti su un piatto una serie di argomenti difficili e complicati insieme ai perché e i perciò che si trovano tra i risultati e i ragionamenti, il tutto senza inciampare di un passo. Come un maestro, che in un’occhiata vede la correttezza di quegli argomenti, e tuttavia non osa credere che siano stati prodotti da questo ragazzo che ha di fronte, così allora fissa, senza riconoscerlo, quel volto da bambino che ha di fronte, finché riconosce che è stato lui da sé a risolvere il problema e a scrivere il risultato corretto sul compito, e solo allora, lentamente, si muove verso l’allievo. Arrivato vicino a Xiao Niu, il commissario con calore, dal profondo del cuore dice, Xiao Niu, sono sempre dell’opinione che tu non debba importatene della costruzione della compagnia e che torni a casa stanotte; ma se hai deciso di non partire stanotte, devi comunque chiamare subito casa per comunicare a tuo padre che tornerai entro pochi giorni, e per esortare lui, tuo fratello e tua cognata a non prenderla troppo male e a non sprofondare nel dolore a causa dell’assenza di mamma. Confuso, Xiao Niu si reca all’ufficio postale che sta sulla strada, di fronte alla caserma, per effettuare una chiamata al vicino. Poiché il vicino non è in casa spedisce un telegramma notturno urgente, al villaggio possono ricevere telegrammi anche di notte, perciò spedisce un telegramma notturno urgente. Nel telegramma c’è scritto: padre, fratello, cognata, contando col calendario solare, mamma aveva già superato i sessant’anni, chiedo quindi che il funerale di domani si organizzi come un lieto evento, tornerò appena libero dal lavoro, chiedo scusa. Finito di scrivere, Xiao Niu rilegge attentamente il telegramma un paio di volte e, trovandolo conciso e comprensibile, lo consegna all’impiegato della poste, paga, esce e fischiettando se ne torna svelto. Una volta tornato, va direttamente al campo di addestramento per unirsi al resto della compagnia.

Introduzioni e Trad. It a cura di Dario Lupoli

Pubblicato il 3 giugno 2011

[1] Jiang Guangping 姜广平 (a cura di), 2004, “‘Wenge’ jiyi yu tudi qinghuai – Yu Yan Lianke duihua” 文革记忆与土地——与阎连科对话, in Jingguo yu chuanyue: yu dangdai zhuming zuojia duihua 经过与穿越:与当代著名作家对话, pp. 98-121, Guilin

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